Hollywood Memories
Angelo Tartarella
Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Nessuno è perfetto e tutti possono sbagliare, però se è vero che errare è umano, è altrettanto vero che perdonare è divino. Il perdono, però, si sa, non è qualcosa che viene dato via così facilmente, ma al contrario qualcosa che va guadagnato. No, non è la fiera dei luoghi comuni, nè delle frasi fatte, è semplicemente il nostro modo per scusarci, con un po’ d’ironia, dell’appuntamento di Hollywood Memories che abbiamo mancato Giovedì scorso. Oggi, per farci perdonare, scopriremo non uno, ma ben due perle del cinema che meritano di essere valorizzate, tutte e due targate James Stewart: il primo è Mr. Smith va a Washington, del 1939, l’altro è Harvey del 1950.

Mr. Smith va a Washington, di cui potete trovare il trailer subito in cima a questo articolo, è uno dei tanti lavori del grande regista Frank Capra che potremmo dire essere rimasto impresso a fuoco nella storia del cinema, se non fosse che è uno di quei film che ha contribuito a fare la storia del grande cinema.

La storia è, come sempre nei film di Capra, atta a ispirare e incoraggiare i buoni ad essere… buoni, sempre e comunque, davanti a chiunque e a qualunque ostacolo. Questo scopo però non è svenduto con una trama ovvia o prevedibile e, altro carattere fondamentale dei film di Capra, non è assolutamente un film che parla di un protagonista perfetto, nè di un personaggio tanto forte e determinato da riuscire a ribaltare completamente la situazione.

Mr. Smith va a Washington è la storia di Jefferson Smith, interpretato appunto da James Stewart, uomo onesto quanto ingenuo che, dopo aver condotto la sua campagna all’insegna di promesse in buona fede e tante speranze, si ritrova a dover fare i conti con la verità devastante di una politica, e nello specifico di un senato, che pensa a fare non ciò che utile, nè ciò che sarebbe giusto, ma solo ciò che conviene agli stessi politici, senza che a loro importi di come quello che loro fanno va a ripercuotersi sui cittadini.

Nello specifico, Jefferson Smith si trova a dover opporsi ad un progetto di costruzione di una diga che oltre ad avere dei terribili effetti sulla città dove è nato e cresciuto, e che lo ha eletto, non avrebbe nessuna utilità effettiva, se non quella di fare arricchire i politici che la stavano proponendo. Il film racconta questa storia con una regia molto azzeccata, capace di essere calma senza che ciò sia in conflitto con le scene dove si rivela tensione o dove i personaggi più viscidi rivelano la loro vera essenza. Uno stile simile va quindi a sottolineare le grandi capacità recitative che vengono mostrate soprattutto da James Stewart, come potrete vedere nella grande scena madre del film, ma non solo, anche gli altri attori come Jean Arthu, Claude Rains, Edward Arnold, Guy Kibbee, Charles Lane,Thomas Mitchell,Harry Carey,Eugene Pallette,Porter Hall  e Edwin August.

Il film è quindi consigliato per diversi motivi: oltre ad essere l’opera di un grande regista, racconta anche una storia che purtroppo è fin troppo contestualizzabile ad oggi e che ci permette di immedesimarci in un Jefferson/Stewart che non è impotente davanti al sistema per via della sua ingenuità ma solo perchè, esattamente come chiunque di noi al posto suo, si trova davanti ad un sistema così tanto corrotto e così tanto ben organizzato che ben presto capisce di essere da solo contro una moltitudine di gente disonesta, ma è forse questo il motivo per arrendersi? Per abbassare la testa e diventare uno di quelle persone?

Capra dice no, Stewart dice no, Smith dice assolutamente no. Bisogna lottare e ricorardarsi che da una battaglia simile si vince o si perde tutti insieme. In conclusione questo film è un grande dramma ma, essendo modellato con lo stile di Capra, non pesa nei suoi contenuti, in quanto non arriva a svelare tutta la sua potenza emotiva se non alla fine e ci arriva con una tale maestria e leggerezza da rendere il film perfetto per tutti.

Facciamo quindi un volteggio spazio-temporale sui mattoni di molteplice forma e stile che ricoprono e compongono il viale dei ricordi hollywoodiani, su cui oggi faremo non uno ma due passi, è arriviamo al 1950, anno di uscita nelle sale di Harvey.

Questo film è molto particolare e lo si può capire già solo quando si inizia a parlarne. La prima cosa che si fa di solito parlando di un film è spiegare chi è il protagonista, ma con Harvey già da qui cominciano le stranezze. Dal punto di vista accademico, per così dire, il ruolo di protagonista sarebbe esclusivamente di Elwood P. Dowd, il personaggio interpretato da James Stewart, ma guardando il film si capisce che effettivamente il titolo è Harvey e non è un caso. Il suo personaggio e il mistero che lo avvolge prosegue per tutto il film, diventandone la spina dorsale e l’argomento principale. Chi è quindi Harvey?

Harvey è un enorme coniglio bianco dall’aspetto semi-antromorfo, nel senso che come Bugs Bunny, è un coniglio ma cammina su due zampe e parla il linguaggio degli esseri umani. L’unico problema che gli impedisce di essere l’unico indiscusso protagonista del film che porta il suo nome è che è invisibile e inudibile, o almeno lo è per tutti, tranne che per Elwood con cui ha una grande amicizia e a cui, purtroppo, porterà tanti problemi.

Elwood è infatti un uomo estremamente semplice e affabile che non ha quindi avuto problemi a stringere amicizia con un coniglio tanto bianco e alto quanto assolutamente invisibile, ma che purtroppo non è nemmeno il tipo da non parlare tranquillamente del suo amico Harvey e da non portarlo con sè ovunque e da non portare il suo cappotto e il suo cappello ovunque egli vada con Harvey al fianco. Purtroppo però questo suo comportamento lo fa etichettare dalla sua famiglia in primis e dal resto della cittadina in cui è nato e cresciuto poi, come un povero pazzo con le allucinazioni.

Questo lo porterà ad affrontare più di qualche problema, il che andrà a comporre una trama movimentata ma assolutamente non caotica, nè ripetitiva o prevedibile. Lo sviluppo dei personaggi è ben pensato e la regia è perfetta per il film. Guardando questo film non si può non convincersi che la bellezza di questo film è strettamente legata la periodo in cui è stato realizzato. Se infatti Harvey fosse stato realizzato anche solo 10 anni dopo, nel 1960, forse avremmo visto ad un certo punto Harvey comparire come un gigantesco e inquietante coniglio bianco fatto con un costume assolutamente posticcio. Qui invece la sua totale assenza a livello visivo ci è fondamentale per calarci nel film e capire anche il punto di vista degli altri personaggi intepretati da Peggy Dow, Charles Drake, Cecil Kellaway, Josephine Hull, Victoria Horne, Jesse White, William Lynn, Wallace Ford e Nana Bryant.

Il film, diretto da Henry Coster, è un gioiello della commedia cinematografica, capace di divertire, commuovere e far riflettere senza mai uscire fuori dal tracciato del genere. Non per nulla questo film è rimasto nella memoria di tanti sceneggiatori e registi che lo hanno citato nei loro film, un esempio tra tutti è la citazione che viene fatta in Chi ha incastrato Roger Rabbit? del 1988.

Infine vi consigliamo entrambi questi due film sia se cercate un film piacevole da guardare nel vostro tempo libero, sia se avete voglia di riscoprire delle pietre miliari del cinema. Così da poter gustarvi due perle che, oltre ad avere in comune un grande attore protagonista come James Stewart condividono l’apparente missione di voler valorizzare l’innocenza e l’ingenuità per farne capire la fondamentale importanza in qualsiasi momento della storia e in qualsiasi situazione, sia che i nostri nemici siano dei potenti sconosciuti, sia che si tratti di fin troppo familiari accusatori, perchè alla fine l’ingenuità è solo il nome con cui troppe persone chiamano la correttezza e l’onestà di persone di cui non vogliono ammettere la superiorità morale.

 

 

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